Il mio viaggio ad Auschwitz-Birkenau
Foto del viaggio a Cracovia

Uno dei primi pannelli che si possono leggere ad Auschwitz riporta una frase di George Santa Yana
"Un popolo che non ricorda la propria storia è condannato a riviverla".
Voglio fortemente ricordare e per questo motivo sono ritornato ieri da un viaggio a Cracovia, con visita a questo campo di sterminio.
Cercherò di raccontare ciò che ho visto e le emozioni che si provano ad entrare in un luogo così triste. Ho visitato Auschwitz in due giornate, la seconda l'ho dedicata a Birkenau ossia Auschwitz II.
Prima di iniziare col racconto credo sia utile darvi qualche informazione su come raggiungere il campo.
Da Cracovia ci sono due opzioni: Treno o Autobus. Il treno forse è più veloce ma vi lascia alla stazione di Oświęcim, il paese in cui si trova Auschwitz, da lì dovete raggiungere la destinazione a piedi. Il bus invece vi porta fino all'entrata del campo. Su molti siti è riportato che la durata del viaggio in pulman è di circa un'ora e mezza, in realtà è di 2 ore abbondanti per una distanza di circa 60 km. Il costo del viaggio è di 7 Zloty, circa 1 euro e 70 cent. Parte dalla stazione dei bus vicino alla stazione dei treni di Cracovia. C'è un bus ogni ora circa, per esperienza vi consiglio di prendere quello delle 10.30, partire più tardi significa visitare il campo con molta fretta.L'ultimo Bus per Cracovia è alle 18.15.
La visita al campo è gratuita se la effettuate per conto vostro. Vi consiglio, però, di acquistare una visita guidata di gruppo, disponibili in inglese, tedesco e polacco. Il tour con guida inglese costa mi pare 28 Zloty ( 7 euro) e comprende anche la visione di un documentario composto da un video girato subito dopo la liberazione. E' bene che sappiate che la visita al campo è sconsigliata ai bambini sotto i 14 anni di età.
All'entrata del campo c'è un ristorante dove si mangia più che bene con una vasta scelta di piatti, molto economico, come del resto tutta Cracovia. Il tour guidato dura dalle 2 ore e mezza alle 3 ore. Auschwitz II Birkenau dista 3 km dal campo principale ed è collegato tramite un servizio navetta gratuito che parte ogni ora dall'entrata. Come detto in precedenza vi consiglio di arrivare la mattina, fare il tour guidato e poi girare il campo autonomamente.
Nel campo siete liberi di fare foto, ma non all'interno dei blocchi, in realtà la mia prima guida mi ha fatto fare tutte le foto che ho voluto, nella seconda visita invece, me ne è capitata una molto più rigorosa.
Ora veniamo al racconto della mia esperienza, un misto di entrambe le visite che ho effettuato.
Sono giunto al campo in bus, un bus di evidente epoca sovietica, in prossimità del campo l'autista ha gridato "Auschwitz!!!" Scendi dal bus e ti senti subito come un peso sullo stomaco. Un senso di angoscia si impadronisce di te non appena giungi di fronte all'entrata.
Ho scattato numerose foto e tutte in color seppia. Questo perchè secondo me ad Auschwitz non può esserci colore, colorare un posto simile significherebbe tentare di addolcirlo di renderlo umano. In realtà il campo è molto curato, l'erba non è certo il tipico prato all'inglese ma è comunque tagliata periodicamente. Il tour inizia dal cancello con la famosa scritta "Arbeit macht frei". Subito prima della cancellata c'è una baracca di legno al cui interno c'erano funzionari delle ss che registravano i prigionieri. Le famiglie venivano separate per sempre, mariti e mogli, fidanzati, figli, non si sarebbero mai più rivisti.
Dopo la registrazione un dottore selezionava i deportati dividendoli in due file, quella dei prigioneri che sarebbero stati effettivamente internati e quelli che invece sarebbero finiti subito nelle camere a gas. Uomini, donne, bambini.....nessuna differenza. I prigionieri venivano spogliati di tutto: vestiti e beni. Veniva a loro consegnata una divisa, spesso lercia perchè già utilizzata in precedenza. Nei primi mesi di attività del campo le SS fotografarono i deportati, successivamente questa operazione continuò ad essere applicata solo per i deportati tedeschi, per tutti gli altri l'unico elemento di registrazione fu un numero tatuato.
Tutto il campo è circondato da pali distanti 5 metri l'uno dall'altro che sostengono 4 file parallele di filo spinato, cartelli arrugginiti con il simbolo di una saetta informano che il filo spinato è percorso da corrente elettrica. Queste barriere non delimitano solo il perimetro del campo ma anche stretti corridoi all'interno dei quali dovevano marciare i prigionieri.
Molti delle unità abitative in Auschwitz 1 oggi sono adibite ad aree di esposizione con grossi pannelli esplicativi. Sono blocchi costruiti con mattoncini rossi.In uno dei primi blocchi c'è una lapide in memoria di tutti prigionieri del campo. In altri blocchi ci sono intere aree coperte da oggetti appartenuti ai prigionieri: occhiali, pettini e spazzole, scarpe, valige con sopra scritto nomi e cognomi e capelli, sì perchè i tedeschi non buttavano via niente e i capelli venivano utilizzati nell'industria tessile. Molto impressionante la distesa di arti artificiali.
Ci sono tantissimi visitatori nel campo eppure non si sente un grido, una parola. Si fa fatica a parlare, il mio gruppo, man mano che la visita prosegue si fa sempre più triste, una donna ascolta le parole della guida e scuote la testa dicendo "Jesus". Tutti abbiamo gli occhi lucidi
In un blocco sono stati raccolti numerosi contenitori vuoti di cyclone B, il gas mortale utilizzato per lo sterminio, sono tanti ma in realtà solo una minima parte di quelli che furono realmente rinvenuti nel campo.
In uno di questi block ci sono lunghi corridoi con le pareti ricoperte dalle foto segnaletiche che le SS scattavano ai prigionieri. Sotto ad ogni foto c'è il nome e cognome, la professione, la data di nascita , la data di arrivo ad Auschwitz e quella della morte. Molti sono stati uccisi il giorno stesso dell'arrivo. Il comune denominatore di queste foto sono gli sguardi spenti, di persone senza speranza.
Ci avviciniamo al blocco 11, il blocco della morte. Qui erano rinchiusi principalmente i prigionieri politici. Il blocco si affaccia su un cortile alla cui estremità sorge il muro delle esecuzioni, qui venivano eseguite le fucilazioni con un colpo alla nuca. Ma le fucilazioni erano solo uno dei modi per eseguire le condanne a morte. Un altro metodo molto più economico era quello di far morire di fame i prigionieri chiusi nelle celle sotterranee del blocco 11 al buio, per giorni e giorni.
Sull'altro lato del cortile sorge il blocco dove venivano effettuati folli esperimenti di sterilizzazione sulle donne. veniva loro introdotto del veleno negli organi genitali che dava origine a dolorose infiammazioni fin quando le tube iniziavano a gonfiarsi. Molte donne venivano uccise per poi poter effettuare le autopsie. Le finestre di questo blocco erano chiuse da travi di legno per impedire di vedere l'interno. E lo sono ancora tutt'ora.
Gli stessi esperimenti venivano eseguiti sugli uomini ma ad Auschwitz 2 Birkenau, I testicoli venivano sottoposti a continue radiazioni che comportavano il rigonfiamento dell'addome, successivamente i dottori procedevano alla castrazione.
Durante il giorno i prigioneri lavoravano duramente per moltissime ore o in fabbriche vicino al campo o all'interno del campo stesso ai lavori di espansione. Molti morivano per la fatica unita alla denutrizione. Chi alla fine della giornata non si reggeva in piedi veniva portato al campo a spalla dai compagni. All'ora del rientro una piccola orchestra suonava all'entrata, questo facilitava la marcia dei prigionieri e la loro conta.
Il nostro cammino ci porta ad una delle camere a gas e annesso forno crematorio. La costruzione sembra un Bunker ricoperto di erba da cui spunta una grossa canna fumaria.Accanto a questa costruzione si trova un patibolo per le impiccagioni. Le testimonianze raccontano che un gruppo di donne francesi si ribellarono e riuscirono a far saltare in aria uno dei forni, alcune vennero catturate ma anche sotto tortura non rivelarono mai i nomi delle altre, successivamente vennero impiccate.
Con una morsa al cuore entro all'interno della camera a gas, c'è una piccola anticamera in cui due ebrei pregano completamente estraniati, procedo verso il grande locale della morte, nel centro c'è un grande candeliere, qui venivano ammassate fino a 200 persone e dalle aperture sul soffitto veniva immesso il veleno, l'operazione durava 20 minuti, quindi i soldati facevano defluire il gas ed entravano con l'ausilio di maschere. Ai corpi ormai senza vita venivano tolti eventuali denti d'oro per essere rivenduti. Quindi, attraverso l'uso di carrelli che scorrevano su rotaie venivano trasportati fino all'adiacente locale con i forni.
La crudeltà delle SS pareva non avere limiti ed il compito di spingere le salme dentro ai forni era affidato ad altri ebrei. Immaginate la tortura psicologica di chi fu costretto a bruciare il corpo del proprio figlio, del proprio marito o moglie..........
Chi era internato ad Auschwitz 1 poteva tuttavia ritenersi fortunato, le unità abitative erano vere e proprie case di mattoni, con rudimentali letti di legno a castello, o comunque con materassi sul pavimento. Questo perchè questa parte di campo era in origine una caserma polacca. Il vero inferno era Auschwitz 2 Birkenau. Qui i prigioneri alloggiavano in semplici baracche di legno con rudimentali sistemi di riscaldamento, inefficaci durante il freddo inverno polacco. I letti erano semplici travi di legno una accanto all'altra, disposte su 3 livelli di altezza. Quello più in basso era il più scomodo, non solo perchè si dormiva sul pavimento freddo di pietra, ma anche perchè dormendo con il capo rivolto verso il corridioio centrale era molto più facile essere svegliati dalle SS con calci sul capo o essere alla portata dei cani dei soldati.
Birkenau visto dalla sommità di una torretta di guardia è immenso, sono relativamente poche le baracche ancora in piedi, molte di più sono quelle andate distrutte, ma individuabili grazie ai muretti perimetrali. Il campo è attraversato da 3 binari per tutta la sua lunghezza.La linea dei binari termina proprio fra le rovine di due camere a gas e forni disposti simmetricamente ai lati dei binari. In prossimità delle rovine sono presenti alcuni stagni, molte delle ceneri furono gettati lì dentro o utilizzate per concimare i campi. Proprio di fronte alla fine della ferrovia oggi sorge una spianata di pietra dove è stato eretto un enorme monumento in memoria di questo orrendo crimine.
La guida ci porta dentro una baracca dormitorio e ci spiega che in questa parte di campo furono commessi terribili atti di crudeltà contro le donne. A mamme con bimbi di poche settimane furono tagliati i capezzoli per impedire loro di nutrirli ad altre furono strappati i bambini e rinchiusi in piccoli spazi recintati irrangiungibili dalle madri ma comunque a vista. videro i loro figli spegnersi a poco a poco senza poter far nulla. terribile.
La visita guidata termina ma io rimango un'oretta a camminare in mezzo all'erba tra le baracche, arriva l'ora del bus che mi deve portare via da quell'orrore, cammino sui binari fino all'uscita, la stessa che per un milione e mezzo di persone fu l'entrata all'inferno.


11 Commenti:
Ho letto tutto Dudù, con il magone allo stomaco. Un pò come mi sono sentito io a vedere Hiroshima, e nel non capacitarsi di quanto può essere crudele l'essere umano.
domanda: la lapide alla fine è in italiano?
Ti riferisci alla lapide con scritto "grido di disperazione...."? C'erano molte lapidi e su ognuna la stessa scritta era in una lingua differente.
Sì è stato veramente emozionante. MI spiace che raramente le scuole organizzino gite di istruzione verso quel posto.
Presi dalla frenesia dei nostri desideri, quando pensiamo ad un viaggio da fare non ci viene mai in mente di visitare luoghi simili (o almeno non subito). E invece tu l'hai meditato e sei partito. Adoro questo tuo modo d'essere, sai distinguerti dalla massa con tanta naturalezza e sai tradurre con parole e immagini tematiche toccanti e delicate come Auschwitz. Spero un giorno di poterci andare anch'io. Grazie mille di avermi dato l'occasione di progettare un viaggio simile, penso che da sola non avrei mai partorito un'idea simile.
Sono stato anche io l'estate scorsa ad Auschwitz, nel contesto di un giro della Polonia che, come te, mi aveva portato nella bellissima Cracovia e in seguito a Varsavia. Il senso di pesantezza e disgusto che si prova in quel posto è veramente difficile da sostenere e da descrivere. L'incrociare lo sguardo con le altre persone presenti mi diede però un senso di comunità, di condivisione di un orrore. Come se guardandoci negli occhi ci facessimo forza l'un l'altro nella speranza di non rivivere più quelle cose.
Sul mandarci le scolaresche sono un po' perplesso. Sicuramente le scuole, di ogni livello, hanno un dovere di informare su quanto accaduto. La visita di uno di questi luoghi la vedo invece più una tappa del percorso umano di una persona. Auschwitz ha una sua sacralità laica e religiosa che secondo me va rispettata. Le gite contengono spesso degli "obblighi" per alcuni ragazzi immaturi. Un conto se ti metti a ridere e fai lo stupido davanti ad un quadro in un museo, tutt'altro se lo fai in un campo di sterminio.
Complimenti ancora per il post.
Zak
Sono stato ad Auschwitz e a Birkenau 15 anni fa.
E, vedendo le foto, mi sono accorto che tutto è rimasto uguale. Con lo stesso colore, la stessa emozione, la stessa sensazione di disgusto per un'atrocità inimmmaginabile
Non so perchè stamani mi è venuta in mente proprio la frase di Geroge Santa Yana, l'ho cercata e sono entrata nel tuo blog. Ho letto il tuo post, ho visto le tue foto.. Lo stesso viaggio lo feci nel " giorno della memoria" con 500 ragazzi provenienti da tutta Italia, nel 2002. Stesse considerazioni, con in più quello struggimento dentro che ancora mi accompagna, nonostante il tempo trascorso. Non è Aschwits che può essere di memoria ai giovani, nessuna nefandezza può servire di monito, se a quella nefandezza non si dà credito, perchè spesso accade che per evitare una nefandezza se ne compiano di peggiori. E' il silenzio che va abbattuto, l'indifferenza che va superata, la " Storia" che va compresa sì, ma la propria Storia, fatti di piccoli e grandi errori che contribuiscono al Danno Sociale perchè " quel lager" se ci pensi bene, "sfama" l'Aschwitz di Oggi...
Dio è orribile non ho parole
Sono stato ad Auschwitz il 15 agosto 2008. Il campo è formato da 3 sottocampi. Nel primo c'è la famosa scritta "Arbei macht frei" sul cancello di ingresso. Visitando il campo non ho avuto quel senso di tormento che dicono tutti. Nel campo I si può anche visitare la presunta camera a gas (non è originale, ma completamente rifatta, a tal punto che è stata murata una porta) e 4 forni. Sinceramente, rispetto alle grandi dimensioni del campo il bunker (presunta camera a gas + stanza con i forni) non mi ha dato quel senso di sterminio di massa. Poi sono andato a piedi a Birkenau il sobborgo di Auschwitz dove è stato costruito il secondo e gigantesco campo formato da centinaia di baracche. Non sono riuscito a vedere le presunte camere a gas perché distrutte e ridotte in cumuli di macerie. Alla fine del binario ho pregato sotto un diluvio ... nel più grande cimitero senza tombe... in un lugo chiamato Auschwitz-Birkenau
siamo sie ragazzi, tre coppie, e vorremmo fare visita al campo di concentramento di Auschwitz. Siamo già stati a quello di Dachau. Potresti inviarmi informazioni in merito al pernottamento, alle visite guidate, a come raggiungere Auschwitz, e a come è più conveniente ragigungere Cracovia, se in aereo e se in treno. Noi siamo in zona a Milano. Grazie mille. Ciao Cristian
Io ti darei anche informazioni, ma se non lasci un recapito è alquanto difficile.
chi ha scritto questo racconto è bravissimo. e riuscito attraverso le parole a trasmettere emozioni brividi e sgomento anche a chi non ha mai visitato quesot posto.
bravo davvero
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