22 maggio 2006

250 orgasmi quotidiani

Gb, ragazza malata di orgasmi

"Ne ho 250 al giorno, non mi pesa"

Non è una barzelletta ma realtà scientificamente provata: Ellie Allen, un'avvenente brunetta 28enne londinese, racconta al settimanale News of the World di soffrire della Sindrome di eccitamento sessuale permanente (Psas). In pratica la giovane ha qualcosa come 250 orgasmi al giorno, uno ogni 5 minuti. Una malattia che però non le pesa: "Il difficile è trovare un uomo che riesca a stare al mio passo".

D'altronde fino ad oggi non esistono cure per la Psas e quindi non resca che fare buon viso a cattivo gioco. E che sorrisi fa Ellie! Gli orgasmi sono completi e alcune volte esplosivi arricchiti anche da strilli. Ellie dice: "La gente pensa che avere orgasmi tutto il tempo sia piacevole, ma mi guardano come se fossi pazza perché trattengo sempre i miei gemiti oppure mi allontano via per i miei momenti privati".

E gli orgasmi le possono venire mentre sta in autobus o in auto. Una volta, racconta la giovane, ne ha avuto uno davanti a un poliziotto che l'aveva fermata a un semaforo.  La PSAS è una disfunzione che comporta un maggiore flusso di sangue agli organi genitali, e i medici non sanno bene come affrontarla. Non esiste una cura specifica, ma si possono usare dei gel anestetici per intorpidire le sensazioni.

"Ogni tanto mi capita di attraversare periodi in cui gli orgasmi sono concentrati e violenti e non posso fermarmi - racconta la ragazza -. Ci sono dei segnali che mi avvisano come l'ingrossamento del seno ma non sono sufficienti." Una specie di epilessia stimolata spesso dalle vibrazioni.


"Se vado a fare shopping lo strusciamento con le altre persone mi causa attacchi. Per non parlare di scale mobili e ascensori, quelli sono insopportabili. E anche il lavoro d'ufficio mi è impossibile: le suonerie dei telefoni o anche la sola fotocopiatrice mi fanno impazzire".

E nella vita privata? "Difficile trovare un uomo che segua il mio ritmo, ma almeno li faccio tutti contenti: mi fanno raggiungere l'apice nei primi minuti e ne guadagna la loro autostima".

18 maggio 2006

Il mio viaggio ad Auschwitz-Birkenau

Foto del viaggio a Cracovia






Uno dei primi pannelli che si possono leggere ad Auschwitz riporta una frase di George Santa Yana

"Un popolo che non ricorda la propria storia è condannato a riviverla".

Voglio fortemente ricordare e per questo motivo sono ritornato ieri da un viaggio a Cracovia, con visita a questo campo di sterminio.

Cercherò di raccontare ciò che ho visto e le emozioni che si provano ad entrare in un luogo così triste. Ho visitato Auschwitz in due giornate, la seconda l'ho dedicata a Birkenau ossia Auschwitz II.

Prima di iniziare col racconto credo sia utile darvi qualche informazione su come raggiungere il campo.

Da Cracovia ci sono due opzioni: Treno o Autobus. Il treno forse è più veloce ma vi lascia alla stazione di Oświęcim, il paese in cui si trova Auschwitz, da lì dovete raggiungere la destinazione a piedi. Il bus invece vi porta fino all'entrata del campo. Su molti siti è riportato che la durata del viaggio in pulman è di circa un'ora e mezza, in realtà è di 2 ore abbondanti per una distanza di circa 60 km. Il costo del viaggio è di 7 Zloty, circa 1 euro e 70 cent. Parte dalla stazione dei bus vicino alla stazione dei treni di Cracovia. C'è un bus ogni ora circa, per esperienza vi consiglio di prendere quello delle 10.30, partire più tardi significa visitare il campo con molta fretta.L'ultimo Bus per Cracovia è alle 18.15.

La visita al campo è gratuita se la effettuate per conto vostro. Vi consiglio, però, di acquistare una visita guidata di gruppo, disponibili in inglese, tedesco e polacco. Il tour con guida inglese costa mi pare 28 Zloty ( 7 euro) e comprende anche la visione di un documentario composto da un video girato subito dopo la liberazione. E' bene che sappiate che la visita al campo è sconsigliata ai bambini sotto i 14 anni di età.

All'entrata del campo c'è un ristorante dove si mangia più che bene con una vasta scelta di piatti, molto economico, come del resto tutta Cracovia. Il tour guidato dura dalle 2 ore e mezza alle 3 ore. Auschwitz II Birkenau dista 3 km dal campo principale ed è collegato tramite un servizio navetta gratuito che parte ogni ora dall'entrata. Come detto in precedenza vi consiglio di arrivare la mattina, fare il tour guidato e poi girare il campo autonomamente.

Nel campo siete liberi di fare foto, ma non all'interno dei blocchi, in realtà la mia prima guida mi ha fatto fare tutte le foto che ho voluto, nella seconda visita invece, me ne è capitata una molto più rigorosa.

Ora veniamo al racconto della mia esperienza, un misto di entrambe le visite che ho effettuato.

Sono giunto al campo in bus, un bus di evidente epoca sovietica, in prossimità del campo l'autista ha gridato "Auschwitz!!!" Scendi dal bus e ti senti subito come un peso sullo stomaco. Un senso di angoscia si impadronisce di te non appena giungi di fronte all'entrata.

Ho scattato numerose foto e tutte in color seppia. Questo perchè secondo me ad Auschwitz non può esserci colore, colorare un posto simile significherebbe tentare di addolcirlo di renderlo umano. In realtà il campo è molto curato, l'erba non è certo il tipico prato all'inglese ma è comunque tagliata periodicamente. Il tour inizia dal cancello con la famosa scritta "Arbeit macht frei". Subito prima della cancellata c'è una baracca di legno al cui interno c'erano funzionari delle ss che registravano i prigionieri. Le famiglie venivano separate per sempre, mariti e mogli, fidanzati, figli, non si sarebbero mai più rivisti.

Dopo la registrazione un dottore selezionava i deportati dividendoli in due file, quella dei prigioneri che sarebbero stati effettivamente internati e quelli che invece sarebbero finiti subito nelle camere a gas. Uomini, donne, bambini.....nessuna differenza. I prigionieri venivano spogliati di tutto: vestiti e beni. Veniva a loro consegnata una divisa, spesso lercia perchè già utilizzata in precedenza. Nei primi mesi di attività del campo le SS fotografarono i deportati, successivamente questa operazione continuò ad essere applicata solo per i deportati tedeschi, per tutti gli altri l'unico elemento di registrazione fu un numero tatuato.

Tutto il campo è circondato da pali distanti 5 metri l'uno dall'altro che sostengono 4 file parallele di filo spinato, cartelli arrugginiti con il simbolo di una saetta informano che il filo spinato è percorso da corrente elettrica. Queste barriere non delimitano solo il perimetro del campo ma anche stretti corridoi all'interno dei quali dovevano marciare i prigionieri.

Molti delle unità abitative in Auschwitz 1 oggi sono adibite ad aree di esposizione con grossi pannelli esplicativi. Sono blocchi costruiti con mattoncini rossi.In uno dei primi blocchi c'è una lapide in memoria di tutti prigionieri del campo. In altri blocchi ci sono intere aree coperte da oggetti appartenuti ai prigionieri: occhiali, pettini e spazzole, scarpe, valige con sopra scritto nomi e cognomi e capelli, sì perchè i tedeschi non buttavano via niente e i capelli venivano utilizzati nell'industria tessile. Molto impressionante la distesa di arti artificiali.

Ci sono tantissimi visitatori nel campo eppure non si sente un grido, una parola. Si fa fatica a parlare, il mio gruppo, man mano che la visita prosegue si fa sempre più triste, una donna ascolta le parole della guida e scuote la testa dicendo "Jesus". Tutti abbiamo gli occhi lucidi

In un blocco sono stati raccolti numerosi contenitori vuoti di cyclone B, il gas mortale utilizzato per lo sterminio, sono tanti ma in realtà solo una minima parte di quelli che furono realmente rinvenuti nel campo.

In uno di questi block ci sono lunghi corridoi con le pareti ricoperte dalle foto segnaletiche che le SS scattavano ai prigionieri. Sotto ad ogni foto c'è il nome e cognome, la professione, la data di nascita , la data di arrivo ad Auschwitz e quella della morte. Molti sono stati uccisi il giorno stesso dell'arrivo. Il comune denominatore di queste foto sono gli sguardi spenti, di persone senza speranza.

Ci avviciniamo al blocco 11, il blocco della morte. Qui erano rinchiusi principalmente i prigionieri politici. Il blocco si affaccia su un cortile alla cui estremità sorge il muro delle esecuzioni, qui venivano eseguite le fucilazioni con un colpo alla nuca. Ma le fucilazioni erano solo uno dei modi per eseguire le condanne a morte. Un altro metodo molto più economico era quello di far morire di fame i prigionieri chiusi nelle celle sotterranee del blocco 11 al buio, per giorni e giorni.

Sull'altro lato del cortile sorge il blocco dove venivano effettuati folli esperimenti di sterilizzazione sulle donne. veniva loro introdotto del veleno negli organi genitali che dava origine a dolorose infiammazioni fin quando le tube iniziavano a gonfiarsi. Molte donne venivano uccise per poi poter effettuare le autopsie. Le finestre di questo blocco erano chiuse da travi di legno per impedire di vedere l'interno. E lo sono ancora tutt'ora.

Gli stessi esperimenti venivano eseguiti sugli uomini ma ad Auschwitz 2 Birkenau, I testicoli venivano sottoposti a continue radiazioni che comportavano il rigonfiamento dell'addome, successivamente i dottori procedevano alla castrazione.

Durante il giorno i prigioneri lavoravano duramente per moltissime ore o in fabbriche vicino al campo o all'interno del campo stesso ai lavori di espansione. Molti morivano per la fatica unita alla denutrizione. Chi alla fine della giornata non si reggeva in piedi veniva portato al campo a spalla dai compagni. All'ora del rientro una piccola orchestra suonava all'entrata, questo facilitava la marcia dei prigionieri e la loro conta.

Il nostro cammino ci porta ad una delle camere a gas e annesso forno crematorio. La costruzione sembra un Bunker ricoperto di erba da cui spunta una grossa canna fumaria.Accanto a questa costruzione si trova un patibolo per le impiccagioni. Le testimonianze raccontano che un gruppo di donne francesi si ribellarono e riuscirono a far saltare in aria uno dei forni, alcune vennero catturate ma anche sotto tortura non rivelarono mai i nomi delle altre, successivamente vennero impiccate.

Con una morsa al cuore entro all'interno della camera a gas, c'è una piccola anticamera in cui due ebrei pregano completamente estraniati, procedo verso il grande locale della morte, nel centro c'è un grande candeliere, qui venivano ammassate fino a 200 persone e dalle aperture sul soffitto veniva immesso il veleno, l'operazione durava 20 minuti, quindi i soldati facevano defluire il gas ed entravano con l'ausilio di maschere. Ai corpi ormai senza vita venivano tolti eventuali denti d'oro per essere rivenduti. Quindi, attraverso l'uso di carrelli che scorrevano su rotaie venivano trasportati fino all'adiacente locale con i forni.

La crudeltà delle SS pareva non avere limiti ed il compito di spingere le salme dentro ai forni era affidato ad altri ebrei. Immaginate la tortura psicologica di chi fu costretto a bruciare il corpo del proprio figlio, del proprio marito o moglie..........

Chi era internato ad Auschwitz 1 poteva tuttavia ritenersi fortunato, le unità abitative erano vere e proprie case di mattoni, con rudimentali letti di legno a castello, o comunque con materassi sul pavimento. Questo perchè questa parte di campo era in origine una caserma polacca. Il vero inferno era Auschwitz 2 Birkenau. Qui i prigioneri alloggiavano in semplici baracche di legno con rudimentali sistemi di riscaldamento, inefficaci durante il freddo inverno polacco. I letti erano semplici travi di legno una accanto all'altra, disposte su 3 livelli di altezza. Quello più in basso era il più scomodo, non solo perchè si dormiva sul pavimento freddo di pietra, ma anche perchè dormendo con il capo rivolto verso il corridioio centrale era molto più facile essere svegliati dalle SS con calci sul capo o essere alla portata dei cani dei soldati.

Birkenau visto dalla sommità di una torretta di guardia è immenso, sono relativamente poche le baracche ancora in piedi, molte di più sono quelle andate distrutte, ma individuabili grazie ai muretti perimetrali. Il campo è attraversato da 3 binari per tutta la sua lunghezza.La linea dei binari termina proprio fra le rovine di due camere a gas e forni disposti simmetricamente ai lati dei binari. In prossimità delle rovine sono presenti alcuni stagni, molte delle ceneri furono gettati lì dentro o utilizzate per concimare i campi. Proprio di fronte alla fine della ferrovia oggi sorge una spianata di pietra dove è stato eretto un enorme monumento in memoria di questo orrendo crimine.

La guida ci porta dentro una baracca dormitorio e ci spiega che in questa parte di campo furono commessi terribili atti di crudeltà contro le donne. A mamme con bimbi di poche settimane furono tagliati i capezzoli per impedire loro di nutrirli ad altre furono strappati i bambini e rinchiusi in piccoli spazi recintati irrangiungibili dalle madri ma comunque a vista. videro i loro figli spegnersi a poco a poco senza poter far nulla. terribile.

La visita guidata termina ma io rimango un'oretta a camminare in mezzo all'erba tra le baracche, arriva l'ora del bus che mi deve portare via da quell'orrore, cammino sui binari fino all'uscita, la stessa che per un milione e mezzo di persone fu l'entrata all'inferno.

01 maggio 2006

Ma tu..

Ma tu...hai capito che mi piaci veramente? Dopo mesi...so di non
sbagliarmi.